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MUSICA E CONCERTI DEI CANTANTI ITALIANI

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EUGENIO FINARDI











TEXT CACHED
I Fan del Finardi cantautore gradiranno anche la presenza di alcune perle dal suo repertorio, interpretate in blues, come e mia vita senza te”.
Anima Blues - Eugenio Finardi

Originalissimo già nell’inusuale formazione: Hammond, due chitarre e batteria, curatissimo nelle timbriche calde degli strumenti vintage, Anima Blues ha al suo centro la straordinaria voce ma soprattutto l’intensità di sentimento di un Finardi trasfigurato.
11 Composizioni Inedite + un Grande Classico Anima Blues, il nuovo progetto blues che Eugenio Finardi ha creato, insieme al giovanissimo chitarrista romano Massimo Martellotta e a due vecchie volpi come Pippo Guarnera e Vince Vallicelli , vuol essere un personalissimo percorso nella storia ma soprattutto nei territori meno esplorati del genere.



valutazione:
contenuti: eugenio finardi




TEXT CACHED
Nel 1977 esce un vero capolavoro di rock forte e impegnato che fotografa una realtà tutta italiana in canzoni semplici e dirette, appassionate e vivaci come era la vita di Finardi all’epoca, costantemente in tour, sempre alla ricerca di nuove sonorità, pronto ad allargare il campo del suo intervento musicale anche a elementi come il jazz e la fusion, il funky e la musica nera.
Quando Demetrio Stratos fonda gli AREA e passa alla Cramps di Gianni Sassi, vuole con sé anche Finardi, e con questa etichetta realizza nel 1975 il suo primo album, gettare alcun oggetto dai finestrini un disco rock italiano che si distacca dalla corrente produzione in quanto unisce l’arte dello scrivere canzoni con il rock, non puntando, insomma, sul genere progressive che dominava la scena del rock italiano di allora.
Che Finardi fosse un piuttosto particolare e personale viene confermato l’anno seguente con la pubblicazione di l’album che lo porta al successo, soprattutto in virtù di una canzone, ribelle", che ben esprimeva la sua passione per un rock combattivo e impegnato nel quale la componente musicale ha lo stesso peso del testo e, al tempo stesso, la sua originalità in un panorama della canzone d’autore che con il rock aveva poco o nulla a che vedere.
Con la stessa formazione Finardi incide nel 1991 un disco intenso e profondo, di grande tessitura sonora e i cui testi testimoniano la voglia di Eugenio di misurarsi con temi sempre più vasti ed emozionali.
In questo periodo di profonda ricerca musicale e personale Eugenio incide, in trio, una intensa e vibrante versione de giardini di Marzo" di Lucio Battisti, pubblicata nella raccolta evasioni.
Nel 2001, in chiusura di contratto, la Wea pubblica la compilation forza dell’amore 2 e Eugenio Finardi entra nell'etichetta Edel.
Negli anni sessanta Finardi inizia a muoversi con personaggi come Alberto Camerini e Walter Calloni.
Eugenio Finardi
Sono due dischi non solo musicalmente: sono più intimi, personali, legati per contrasto al periodo storico di allora, ricco di difficoltà soprattutto per un artista che ha sempre puntato molto sui concerti per continuare a vivere della musica; le autoriduzioni, i gli incidenti ai concerti, la tensione sempre più forte che si era espressa attorno alla musica e alle del proletariato giovanile", rendeva sempre più difficile per Finardi il continuare la sua strada di musicista attivissimo sul fronte live come su quello dell’impegno sociale e politico.
diventerà un album nel 1993, aprendo con donne di Atene" dove Finardi traduce in italiano un meraviglioso pezzo di Chico Buarque de Hollanda.
Quell'estate, in un incidente di parapendio, Eugenio si rompe una caviglia e partecipa alla finale del Festivalbar all'arena di Verona con una vistosa ingessatura.
Sopra tutto svetta la voce di Eugenio che sembra crescere costantemente per estensione, tecnica e sensibilità interpretativa.
In ottobre Finardi riunisce la troupe de Silenzio e lo Spirito" a Roncegno dove, nell’ovattata atmosfera di un centro Antroposofico, registra su CD e DVD il documento di questo spettacolo, prima di portarlo di nuovo in tour per l’Avvento 2003.
Tornato ad esibirsi in concerto, Finardi pubblica nel 1984 il disco live e nel 1985 di Fulmine album che contiene il singolo svegliarti", che presenta, suo malgrado, al Festival di Sanremo.
Nell’inverno 2001/02 Eugenio si reca a Roma, dove Vittorio Cosma ha assemblato una squadra di giovani talenti, per registrare dove reinterpreta magistralmente le sue canzoni più impegnate e sociali, quelle scritte in quegli anni i cui valori sono, trent’anni dopo, sotto l’attacco della nuova destra.
Con l’avvento del nuovo millennio, Finardi si sente sempre più stretto nel ruolo di Cantautore costretto ad interpretare solo le proprie canzoni e si appassiona sempre di più all’Interpretazione pura, in un progetto artistico che mette al centro la Musica.

Per tre anni Finardi girerà l'Italia in trio con Francesco Saverio Porciello alle chitarre e, al pianoforte, Alberto Tafuri e, più tardi, Fabio Perversi interpretando in questa chiave le sue composizioni ma anche molte delle pietre miliari della sua educazione musicale e sentimentale come wind cries Mary" di Jimi Hendrix o farewell" di Harry Belafonte, non disdegnando di cimentarsi persino con il Mozart di vieni alla finestra" o con la napoletanissima voglio bene assai".
L’album nelle parole dello stesso Finardi, è raccolta di sogni": dieci suoi vecchi celebri brani suonati e prodotti come avrebbe sempre voluto fare, più l’interpretazione di notte in Italia", di Ivano Fossati (assieme al quale incide anche Ribelle").
Nei primi anni settanta Finardi entra in contatto con Claudio Rocchi , gli Stormy Six e inizia a collaborare con loro e con altri come session man (suona tra l’altro l’armonica nel primo disco dei Fratelli La Bionda), facendosi contemporaneamente notare come cantante.
E’ il periodo più della sua vita artistica e personale: lontano per vocazione musicale dalle tendenze che vanno per la maggiore sul mercato, Finardi si sente uno in un decennio che sembra amare solo la superficialità e l’apparenza.
Nel 1981, dopo una permanenza a Londra , Finardi torna a Carimate con nuove idee e il progetto di un disco in inglese che viene realizzato al Castello.
Nello stesso anno il suo contratto viene rilevato dalla Fonit Cetra, alla quale il progetto del disco in inglese non interessa: Finardi allora, con la collaborazione di Valerio Negrini, traduce in italiano parte dei testi del disco e realizza l’album.
Nel Febbraio 2004 Eugenio ritrova, a Forlì, i vecchi compagni di viaggio Pippo Guarnera e Vince Vallicelli per qualche giorno di prove finalizzate ad una mini tournée di Blues organizzata dallo stesso Vince.
Nei primi mesi del '96 Finardi è a New York negli studi Power Station per incidere con alcuni tra i session men più quotati della grande mela.
L’estate del 2003 vede Eugenio Finardi impegnato in un lungo tour acustico dove la purezza del suono si sposa con il rigore degli arrangiamenti e l’improvvisazione nei momenti solisti.
Pian piano cresce, assieme al successo, anche la band che accompagna Finardi e si moltiplicano gli impegni del cantautore, sempre in prima linea in centinaia di concerti, vivacissimo interprete di una situazione di che in tutta Italia cresceva e si sviluppava in maniera caotica e creativa.



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TEXT CACHED
“Anima Blues” c’è una canzone che dedica alle vittime dello tsunami, Long Way Home, ma metaforicamente, mi sembra anche il ritorno per Lei alla musica delle sue origini… <Sì, beh la canzone è nata perché mi sono commosso vedendo lo spontaneo aiuto che tutti i sopravvissuti allo tsunami hanno trovato nei loro simili e questo mi ha dato una grande speranza nell’uomo e poi è vero in fondo tutti siamo alla ricerca sempre della casa ideale, questa “Home” che non è poi la “House”, non è un fatto fisico; confesso che soprattutto negli ultimi 5 anni i miei dischi sono stati sofferti, con un manager ed una casa discografica, la Wea, che premevano affinché diventassi un normale cantante italiano che si può mandare al Cantagiro.
Lei si è autoprodotto questo lavoro, trova che in Italia sia difficile farsi produrre il blues? discografia italiana è un piccolissimo mercato di una piccola provincia dell’Impero, chi ascolta musica italiana, oramai, fa riferimento solo ad un genere nazional-popolare, a cui mi sento molto lontano>.
29   ARCHIVIO INCONTRI SULL'ISOLA ARCHIVIO INTERVISTE INTERVISTA AD EUGENIO FINARDI-“ANIMA BLUES” di Silvia Gorgi “Sto andando giù, dentro, nel cuore del paese da dove viene il blues”…parole di una canzone Heart of the country ma anche l’essenza dell’ultimo lavoro musicale di Eugenio Finardi: sorta di ideale verso le sponde del Mississipi, in cui offrire il proprio canto e vedere se viene accettato>, questo è “Anima Blues”, uscito a fine aprile ed interamente dedicato, nelle sue 12 tracce, al blues.
Ognuno di noi ha il suo retaggio culturale e dall’altra parte ha l’anima che cerca, mia madre è nata nel New Jersey ma vibrava ad ogni nota scritta da Mozart, per cui credo che il vantaggio del mondo globalizzato sia quello di arrivare alla propria musica.
poi, invece, negli anni Settanta è entrato nel gruppo “Il Pacco”, Camerini, Cannoli ed a quel punto che musica Le interessava fare? <Un po’ quella di “Anima Blues”, poi, però, c’è stato un grande innamoramento, l’“incidente di percorso” è il Finardi cantautore, l’innamoramento ideologico, politico, il movimento degli anni Settanta, questa idea di cambiare il mondo, e da lì la voglia di fare una musica italiana che fosse un rock legato alla realtà italiana, che ci fossero i mandolini elettrici al posto delle chitarre elettriche,  un genere che oramai non esiste più e che ha rappresentato l’alternativa alla musica “italiota”.
E’ riuscita a riconoscermi? E’ stato difficile ma devo dire di sì, e la voglia di parlare con Lei di questo cambiamento è divenuta fortissima ma per prima cosa iniziamo dalle sue radici musicali, quali sono? <Sono duplici, da una parte c’è mia madre, americana, lei è una cantante lirica venuta in Italia per cantare alla Scala, dall’altra c’è mio padre, un melomane, un tecnico del suono; loro mi hanno insegnato la musica classica, soprattutto barocca, però ad un certo punto a 13 anni, con i primi ormoni, ho scoperto il blues ed i suoi figli, il jazz, il rock, il reggae e il rap mi hanno coinvolto.
è stato il processo creativo per le canzoni di “Anima Blues”? <Molte sono nate in collettivo, sono delle jam sessions, altre sono idee mie e di Massimo (Martellotta, il chitarrista di Finardi), e poi c’è anche il grande apporto di Mike Harris in tre testi molto belli.
La sua prima esperienza musicale, avvenuta a 9 anni con il disco per bambini, Palloncino Rosso Fuoco, è stata un gioco? madre insegnava voce ed ad un certo punto mi ha portato in questo studio dove mi hanno insegnato una canzone ed io molto seriamente l’ho imparata, per uno che nasce in un certo ambiente è naturale che sia così.
Incontro sull'isola
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Finardi con De Andrè deve aver avuto un rapporto particolarmente empatico visto che anche nell’ultimo lavoro Il silenzio lo spirito riprende una sua canzone, Il ritorno di Giuseppe, e la interpreta particolarmente bene.
TRENT'ANNI DI MUSICA Il cammino musicale di Eugenio Finardi (Milano, 1952) è tracciato fin dalla prima infanzia.
La decade successiva è quella cruciale, Finardi entra in contatto con la scena milanese del tempo destinata a diventare protagonista del nuovo rock italiano, suona con gli Stormy Six, Claudio Rocchi e i fratelli La Bionda e si fa conoscere partecipando ai Festival di Re Nudo.
Nel 1991 incide Millennio, un disco intenso e profondo, di grande tessitura sonora i cui testi testimoniano la voglia di Eugenio di misurarsi con temi sempre più vasti ed emozionali.
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I concerti in quegli anni venivano presi d’assalto, autoriduzioni e sfondamenti erano all’ordine del giorno, probabilmente era difficile far convivere il piacere della musica e la necessità di farsi pagare da organizzatori che spesso non rientravano nelle spese.
Prima di finire su cd, i brani che compongono Il silenzio lo spirito sono stati il soggetto principale di parecchi concerti all’interno della rassegna La Musica dei Cieli.
Nei primi mesi del ‘96 Finardi è poi a New York, negli studi Power Station, per incidere Occhi, un album ricco di ballate struggenti, con alcuni tra i sessionmen più quotati della Grande Mela, e nel ’98 arriva Accadueo con il grande Vinnie Colaiuta alla batteria.
Nel nuovo lavoro Il silenzio lo spirito Eugenio Finardi, ripropone, registrato in studio, il repertorio col quale ha partecipato alla rassegna La Musica dei Cieli, appuntamento ormai consolidato che la Provincia di Milano organizza con successo da anni.
Dopo un esordio rock e una lunga esposizione nello stesso genere, Finardi sembra aver rivalutato con gli anni l’aspetto acustico della performance.
Eugenio Finardi appare sulla scena rock milanese a metà degli anni 70, un momento caratterizzato da una situazione sociale molto particolare.
Nel 1981 approda alla Fonit Cetra e incide Finardi e due anni dopo Dal blu, un album dolce e intimo in cui eccellono alcune splendide ballate che mettono a fuoco l’altra anima della sua musica.
La musica è uno degli aspetti che l’autonomia considera con più attenzione e comincia ad essere argomento politico di discussione: i concerti, teorizza questa frangia giovanile, non devono più essere solo patrimonio di chi se li può permettere, ma un diritto a cui tutti possono accedere.
di Roberto Caselli Faccia a faccia con un artista che negli anni 70 chiedeva agli organizzatori dei concerti di essere pagato secondo lo stipendio di un tecnico specializzato della Fiat, e che oggi torna sulle scene con un disco di musica ‘spirituale’, interpretata però da una prospettiva laica.
Gli anni 80 sono la decade del riflusso e lo stesso Finardi fatica a mantenere la via maestra, così decide di ritirarsi in un esilio di parecchi mesi in America per chiarirsi le idee.
Ma se la musica che in quei tempi va per la maggiore è il rock progressivo, Finardi se ne distanzia subito, sia per propensioni diverse che pongono molta attenzione ai testi, sia per la convinzione che il nuovo rock debba avere una radice nostrana; crea insomma una figura di cantautore anomalo.
un sacco di tempo ho chiesto come compenso dei miei concerti una specie di paga oraria.
concerto originario c’erano problemi di budget e quindi suonavamo noi quattro (Finardi, Parisi, Cosma e Porciello, nda) accompagnati da una di quelle diaboliche scatolette programmate che ci garantiva la fase ritmica.
Finardi è su quei palcoscenici insieme ad amici e colleghi del calibro di Alberto Camerini, Claudio Rocchi, Area, Pfm, Stormy Six, Gruppo Folk Internazionale e Yu Kung, che iniziano una nuova stagione musicale slegata dal mondo discografico ufficiale.
Seguono, in ordine sparso, Il ritorno di Giuseppe, tratto dalla Buona Novella di De Andrè, un tema musicale tratto, come è noto, da un’antica melodia ebraica e che Finardi canta in modo splendido, ribadendo che il repertorio dell’amico scomparso gli è davvero congeniale (ascoltare anche Verranno a chiederti del nostro amore apparso recentemente su Faber-Amico Fragile, il tributo a Fabrizio) e il Corale della Cantata bwv 147 di Bach rivisitato in modo rigoroso, ma personale.
Con il pianista e produttore Vittorio Cosma, il chitarrista Francesco Saverio Porciello e il flautista Giancarlo Parisi, a cui si aggiungono il violoncellista Enrico Guerzoni e il percussionista Cristiano Calcagnile, Finardi propone lo stesso viaggio su cd e vuole registrarlo in un luogo magico come il Salone delle Feste del Centro Antroposofico Raphael che si rifà al pensiero di Steiner, il filosofo che, tra l’altro, considerava l’intuizione artistica uno dei possibili modi per arrivare alla conoscenza.
Il disco sul fado che ho realizzato poco tempo fa mi ha permesso di fare una cinquantina di concerti straordinari e di conoscere nuove realtà, così come sta succedendo per questo nuovo Il silenzio lo spirito che presuppone luoghi concertistici molto particolari.
È un periodo creativo: Finardi firma per la Wea e realizza La forza dell’amore (1990), una raccolta di vecchi successi, prodotti con il ‘senno di poi’ a cui partecipano Ivano Fossati, Rosanna Casale e l’esordiente Luciano Ligabue.
Sinceramente i concerti da stadio faccio fatica a capirli, non si riescono a stabilire contatti intimi, io quando canto ho bisogno di guardare la gente negli occhi.
Gli anni 70 si concludono con Blitz (che contiene Extraterrestre) e Roccando rollando, due album più intimi, personali, legati per contrasto al periodo storico di allora, difficile per un musicista, seppur del movimento, che deve scontrarsi con un pubblico che proclama autoriduzioni, inscena processi e fomenta incidenti ai concerti.
mia idea", mi racconta Eugenio durante un nostro incontro, quella di fare del rock italiano legato alla tradizione, che avesse del rock gli atteggiamenti e la sanguignità, ma che poggiasse su linee armoniche e ritmiche italiane.
Ci sono poi Motherless Child, un vecchio spiritual che Eugenio ha da tempo eletto come suo medico", ovvero come canzone da cantare nei momenti di sconforto per ricuperare energia, Orléans, una sorta di antica filastrocca francese, già ripresa da David Crosby tempo fa, Adeste Fidelis, un pezzo natalizio scelto per la sua dolcissima melodia e con una strofa cantata in inglese, come faceva da piccolo con la madre, e Ave Maria Fadista, tratto direttamente dal repertorio di Amália Rodrigues, ma riscritto nella sua parte musicale.
È una scommessa che Finardi, uomo di nota convinzione laica, decide di giocare a suo modo costruendo una scaletta che si avvale in gran parte di canzoni già note a cui ne aggiunge altre create insieme ai musicisti che lo accompagnano in questa avventura.
Eugenio Finardi 100



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